PERCHE’ IL 17 APRILE VOTO SI’

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Volete che, quando scadranno le concessioni, vengano fermati i giacimenti in attività nelle acque territoriali italiane anche se c’è ancora gas o petrolio?

Io VOTO SI’ perché:

1. il referendum influirà in modo diretto sulla sorte di 17 concessioni da cui si estrae il 2,1% dei consumi nazionali di gas e lo 0,8% dei consumi nazionali di petrolio. Quantitativi matematicamente irrisori se il Governo pianificasse concretamente e strategicamente una transizione energetica verso le fonti rinnovabili ed il risparmio energetico.

 

2. le grandi società petrolifere che gestiscono i pozzi (in mare ed in terra ferma) devono necessariamente avere un proprio business plan ed occupazionale basato sulla durata naturale delle concessioni a suo tempo Se così non fosse sarebbero degli sprovveduti e quindi, considerato che le concessioni in caso di vittoria del Sì proseguirebbero comunque fino alla loro scadenza naturale, non credo che ciò comporti alcun stravolgimento occupazionale e lavorativo. Di tutte le concessioni in mare, soltanto cinque scadranno tra 5 anni, tutte le altre scadranno tra 10-20 anni. Prima di quella data non si perderanno posti di lavoro e nuovamente non posso davvero pensare che le grandi compagnie petrolifere non abbiano pianificato il ricollocamento del proprio personale o non abbiano comunque possibilità di risistemarlo altrove. Sarebbe paradossale! Diverse oil company stanno procedendo alla riconversione industriale dei propri assets convogliando risorse verso le fonti rinnovabili

 

3. il petrolio ed il gas naturale presenti nel sottosuolo sono “beni indisponibili dello Stato” ovvero sono di proprietà pubblica e le compagnie petrolifere per estrarlo pagano delle royalties (% elargita a favore dello Stato) irrisorie (circa 7% per l’estrazione di gas ed olio a terra, 4% per l’estrazione di olio in mare). Sui giacimenti esiste una franchigia di estrazione (pari a 20 mila tonnellate di petrolio su terra e 50 mila in mare) al di sotto della quale non vengono calcolate le royalties e quindi è logico supporre che le compagnie petrolifere abbiano tutto l’interesse possibile ad estrarre poco e per molti anni, inoltre sono esentate dal pagamento le produzioni in regime di permesso di ricerca. Ecco perchè più a lungo viene concesso di estrarre (fino ad esaurimento del giacimento) meno soldi saranno tenuti a versare allo Stato Italiano. Una volta scadute le concessioni la compagnie sarebbero obbligate a smantellare gli impianti, bonificando i siti da eventuali inquinamenti. Inoltre la maggior parte della Società che estraggono hanno capitali sociali di 10.000 € con i quali  sono tenute a risarcire e bonificare in caso di incidente e danno ambientale. Non sarebbe il caso di piantarla di fare tutti questi regali  alle lobby dei petrolieri?

 

4. non è questo referendum che determinerà la crisi del settore oil&gas. Sono le congiunture economiche internazionali che stanno mandando in crisi l’intero comparto petrolifero. E’ documentato ampiamente quanto i margini di profitto legati al prelievo di combustibili fossili siano inferiori alle esternalità ambientali, ovvero ai costi sanitari ed ambientali che si devono sostenere per far fronte al loro utilizzo. Senza i sussidi alle fonti fossili, che annualmente gli Stati elargiscono tramite aiuti diretti ed indiretti alla produzione, distribuzione e consumo degli stessi, questo settore privatistico molto probabilmente non starebbe in piedi. Se teniamo conto dei sussidi alle fonti fossili dati a livello mondiale ci accorgeremmo che sono pari al 6,5% del Pil mondiale (5.300 miliardi di dollari in tutto il mondo. In italia per effetto dell’incentivazione per cui paghiamo in bolletta la componente A3, intitolata: “Promozione della produzione di energia da fonti rinnovabili e assimilatearriviamo a circa 900 milioni dati alle assimilate. Se questi fondi venissero convogliati effettivamente nelle rinnovabili si potrebbero creare numerosi posti di lavoro, come ad esempio emerge uno studio dell’ENEA commissionato dal WWF secondo il quale nei prossimi 15 anni in Liguria, in termini di sola occupazione diretta, potrebbero nascere oltre 500 nuovi posti di lavoro dalla transizione verso un modello low carbon dell’economia. Questo sviluppo richiederebbe investimenti medi annui pari a 391 milioni di euro. Quanti favori dobbiamo ancora elargire a vantaggio delle fonti fossili che inquinano a svantaggio delle rinnovabili?

 

5. Perché il mio Governo, per boicottare gli esiti di questo referendum e favorire ancora una volta le lobby petrolifere, ha deciso di buttare al vento 300 milioni di euro pur di non accorpare la giornata di votazione con quella delle elezioni amministrative. Vi sembra logico?

 

In definitiva VOTO SI’ perché voglio che gli esiti di questo referendum servano a dare un segnale forte al Governo: voglio un piano energetico nazionale basato sulle fonti energetiche rinnovabili, sul risparmio e sull’efficientamento energetico. Voglio che non siano tutelate le lobby del petrolio a discapito della mia salute e della tutela dell’ambiente in cui vivo. Voglio che siano tutelati i posti di lavoro di chi vive in Italia di turismo, di pesca e di ambiente.

VOTO SI’ perché credo in una transizione energetica possibile. Non è utopia. Nel 2016 le tecnologie sono tali da consentirci di vivere senza l’utilizzo delle fonti fossili. Voglio che il Governo investa su questa strada, che dia sussidi e posti di lavoro a chi ha la mentalità per progettare per noi un futuro migliore e non alle lobby petrolifere.

 

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